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Le dita sul posto

13-07-2025 13:47

Sergio Di Giorgio

Micro-comunità orali e musica, Gli stati modificati della coscienza (SMC), sergio-di-giorgio, morra, galliciano, cumelca,

Le dita sul posto

Giocare alla murra (morra) è proprio un gioco?

Ho tentato di giocare alla murra, più di una volta, ma ho sempre abbandonato rapidamente il campo senza veramente rendermi conto.

Partecipare al gioco contempla una particolare condizione mentale per entrare in una dimensione divergente della coscienza: una parte densamente vigile sullo svolgimento "matematico" del gioco, nel mentre, una speciale attenzione è rivolta a leggere specifici segnali sui volti di ciascun avversario che ne svelino le rispettive immagini interne. (Jaynes 1976). Una predisposizione praticata addestrandosi a determinare l'esito di ogni singola punta di numeri che chiamati a voce alta da ogni coppia di sfidanti dovranno corrispondere a quelli risultanti dalla somma delle dita delle mani contemporaneamente esibite. Ogni ciclo di punta avviene in rapidissima progressione.

 

Il gioco sostenuto dalla rapidità di calcolo matematico che non riesce a districare fortuna da casualità, è solo ciò che appare se osservato da una cultura alfabetizzata.

A ben vedere, la conformazione di questo gioco è ben più complessa è molto meno lasciata al caso, ma anche al suo contrario, il destino. Traspaiono le vestigia di un passato delle culture ad oralità primaria che hanno sempre elaborato creative soluzioni per risolvere un cruccio perenne delle comunità umane (i sapiens-sapiens): la previsione di futuro. (Gombrich 2006)
 

Una desiderabilità affatto estinta che la società mediatica contemporanea gestisce a vari livelli: legale_illegale. Diversificate modalità di partecipazione al mondo del gioco dell'azzardo ci rendono tutti potenziali partecipanti, ma ad una sola condizione: la solitudine. Ognuno, liberamente, può approcciarsi a sistemi ad accessibilità facilitata, nella condizione di esprimere, liberamente illusoriamente, questo primordiale desiderio di futuro.

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Gli abbiamo dato persino un nome: ludopatia.


Tutto ciò che avviene nelle cosiddette società della complessità dove non è riproducibile la comunicazione diretta tra le persone in forme socializzate collettivamente, è esibito mediaticamente travestendo elegantemente una latente condizione di disaggio (Debord 1967). 

Se sia mentale, o fisico, poco importa. Il disaggio quando chiede salvezza viene risolto con la medicalizzazione del problema, il quale non sfuggirà alle regole del consumo socialmente programmato. (Bruni 2020)

 

Come fa la mente orale a gestire una notevole carico di calcolo matematico, sebbene si tratti di sole somme? La velocità osservabile nel gioco della murra ci induce, a noi alfabetizzati, ad attribuire per ogni giocatore una altissima capacità di elaborazione di calcolo.

Ma è proprio così?


Ogni numero è significativamente una parola-suono (Scoditti 2003). Ad esso sono connesse le immagini figurate dalla combinazione delle mani di entrambi i giocatori che compongono il numero desiderato. Un'immagine poliforma, quindi, del numero-suono, variabile per tipo di dito, disposizione, quantità, non meno della mano usata, destra o sinistra od il suo verso, palmo o dorso.

Il loro riconoscimento induce la mente a ri-combinare il flusso immagini/suono (Garroni 2006).

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Su questo flusso agisce la voce che enumera, lanciata con forza sull'avversario di turno condiziona gli sguardi sempre più prossimi, tanto vicini da sfiorarsi. La voce emanata, la sua intensità, la sua espressività, mira ad imporre la propria influenza sulla fruizione del flusso. Nella voce risiede un potere persuasivo primordiale, ben prima che la sensibilità uditiva cedesse il passo a quella visiva. Un'eredità mai dispersa di precedenti stadi di evoluzione neurologica della mente umana (Jaynes 1976).

E abbiamo, forse, rinunciato ad usarla nel nostro mondo? ...

 

Il gioco della murra, e a chiamarlo ancora gioco non so quanto sia pertinente, si mostra come un intreccio fra calcolo metafisico e credenza scientifica della previsione. Una trama di cui la psicologia moderna mentre risponde sui perché non ne spiega la fenomenologia, il come. 


Alcune considerazioni sull'oralità (Ong 1968) ci portano a ponderare sulle caratteristiche della psicodinamica delle culture orali fra cui lo stile agonistico. Agonistico non è agonismo ovvero fare a gara. Significa esercitarsi al confronto diretto per rilanciare ciò che si è appena ascoltato dalla voce dell'interlocutore.

Una pratica che trasmuta in attitudine nelle relazioni gestite in assenza di qualsiasi supporto derivato da scritture.

E per noi, dove la scrittura è sempre qualcosa che manca,

ci sarebbe una forma di scrittura per la murra? 

 

Mmmmh… siii

 

Lasciare le dita sul posto.