Ìvre mài to lìco pecuràro
ce i alupùda na canunài tes pùddhe?
Ìvre mài to cùni ortulàno
marùglia na fitèssi me to mùsso?
Ìvre mài to vùdi sagristàno
me ta cèrata na svìsi ta cerìa?
Ce mànco chorì ghinèche tu Cuvèddhi
nà ene fidìli scùndi ole tes àddhe
Vedesti mai il lupo pecoraio
e la volpe guardare le galline?
Vedesti mai il porco ortolano
lattughe piantare col muso?
Vedesti mai il bue sagrestano
con le corna smorzare le candele?
E nemmeno vedrai donne di Cuvelli
esser fedeli come tutte le altre
In questa antica canzone grecanica la figura retorica del lupo è inserita ironicamente in un contesto narrativo allusivo dei comportamenti relazionali delle comunità locali, ma…
Durante una scampagnata con amici nella vallata dell’Amendolea, salendo da Roghudi vecchio verso la montagna, siamo stati testimoni di un evento inatteso.
I compagni di questa ’escursione’ sono nativi delle vallate di queste montagne e appartengono ad antico lignaggio pastorale, anche se non più praticato, alcuni di loro parlano bene il greco di Calabria. Avevo portato con me un paio di ceramèdde a paru, le ultime costruite in legno di mandorlo amaro. Una misura molto piccola, un suono fino, intenso. Avevo ricostruito la più piccola misura ritrovata in Aspromonte realizzata da ’lu maru Turnàru’ della contrada di Sporìscena da dove in mattinata eravamo passati per vedere i ruderi della sua abitazione e della sua Bottega. Suonandole per tutta la giornata e ritoccandole di continuo avevano raggiunto una accordatura impeccabile. Il suono camminava lento nell’aria della montagna e io camminavo con loro.
Mi ero allontanato da poco dai miei amici, concitati com’erano a parlare di: pastori e capre/capre e pastori e… quando Bastiano mi raggiunse e mi fece segno di fermare il suono. Dal bosco difronte avevano sentito un branco di lupi (i lìca) ululare. Iniziavano il coro non appena io mi mettevo a suonare e si fermavano quando io smettevo. Così avanti per una ventina di minuti. L’ora tarda del giorno era probabilmente la più propizia, il vespro..
Nino riuscì, appena in tempo, a mettere in funzione il suo smartphone e a registrare ululati, ceramèdde, emozioni…

segnali α, β, … ω.
Da informazioni di amici ed etologi su tale aspetto, ho avuto conferma di come la struttura sonora dell’ululare dei lupi si conforma alla struttura degli armonici naturali. Ciascun modo di emettere l’ululato è distribuito fra gli individui del branco secondo comportamenti istintuali che concorrono alla vitalità sociale del branco: il lupo αλφα lancia un suono di base sul quale il gruppo si intona con varianti relative alla posizione gerarchica dei componenti, dal βετα del branco, fino appunto al lupo ομεγα. E del resto non potrebbe essere diversamente. Per gli antenati del nostro cane non è usuale cantare in equabile, il loro istinto li induce a raggiungere suoni in determinate relazioni armoniche. Il loro ululare, quindi, si percepirà più intensamente e più da lontano. Paradossalmente, i lupi lo sanno, gli umani mediatici non se ne accorgono.
Al momento, dunque, possiamo sostenere che il sistema scalare dell’ululare dei lupi è correlato a quello delle ceramèdde, similmente al sistema de ‘i cinqu crapi campanari’. Ne condividono la struttura sulla quale modulano le parti. Di certo, nella esperienza acquisita sul posto, lupi e ceramèdde si sono comportati verosimilmente come due “entità sonore similari” per lanciarsi reciprocamente segnali. L’ascolto attento del documento audio conforta il dato rilevato. Noi, i sapiens, non siamo in grado di analizzare in modo inequivocabile quei segnali, tantomeno ipotizzare una plausibile traduzione nel nostro linguaggio. Nel millenario rapporto fra i pastori ed il lupo il sistema animale-campana aveva accumulato esperienza a gestire una antica convivenza.












Sono note le ricerche di Pietrino di Bova, un giovane pastore della Grecanica, laureato in Scienze Agrarie, il quale ha avviato una serie di studi scientifici per ricavare un sussidio tecnologico che possa far convivere pastori e lupo dopo il suo recente ripopolamento nell’Appennino italiano.
